I’SEGNI SEMITICI dei frammenti di modelli di nuraghe rinvenuti in Monte ‘e Prama.
I’SEGNI SEMITICI dei frammenti di modelli di nuraghe rinvenuti in Monte ‘e Prama.
Per noi e la nostra più che ventennale ricerca sulla scrittura nuragica i segni di Monte ‘e Prama ovvero i ‘geroglifici dei Giganti’ sono della massima importanza per un motivo fondamentale. Se essi sono accostabili al system fenicio (quale ‘fenicio’ dal momento che la tipologia alfabetica fenicia è piuttosto varia?) ciò può far ipotizzare piuttosto la presenza di un codice protocananaico ovvero di quel codice in mix attestato ormai non da decine ma da centinaia di documenti. Gli ultimi che abbiamo potuto ammirare per forma e contenuto sono quelli di Uta (rinvenuti in Pranu Proceddu e presso San Nicola di Uta). Sono passati più di vent’anni da quando Raimondo (noto Momo) Zucca insieme alla Direttrice della Sovrintendenza dei Beni archeologici di Sassari e di Nuoro Antonietta Boninu ddiedero la notizia del ritrovamento epigrafico ( v. Zucca R., 2014, I Phoinikes nel Sinis. In ‘Le sculture di Monte ‘e Prama. Contesto sacvi e materiali, a cura di M. Minoja e A. Usai,Cangemi ed. 2014 pp. 73 – 102). Detta notizia fu ripresa dallo studioso Francesco Masia nel suo volumetto ‘ Scrittura nuragica? Storia, problemi e considerazioni, Condaghes ed. 2017, p. 84. Tra le ‘considerazioni’ del Masia quella dei segni giudicati ‘problematici’ da Zucca e mai mostrati. Come tanti altri di cui si sussurra o meglio si dice da parte di persone del …’giro’ che purtroppo sembra non lecito nominare. Comunque della scoperta epigrafica si sa con certezza, i segni ‘semitici’ ci sono, ma i segni sacri dei Giganti non sono ammessi alla vista pubblica. Nessuno li conosce tranne due o tre persone chi si sono arrogate il diritto di tenerli con sé gelosamente nascosti (imboscati?). Della problematica epigrafica neppure un cenno Ma la cosa grave è che dopo tanti anni di dibattito sulla quaestio ‘scrittura nuragica sì’ – ‘scrittura nuragica no’- gli studiosi accademici e gli intellettuali non intervengano per dire la loro su quella scrittura che, incisa in pietre e manufatti (che ‘più nuragici di così non si può’), non può essere che accreditata a degli scribi che sono quelli di cui sappiamo per altra scrittura ancora: chi infatti può ignorare il bellissimo ciondolo lapideo di Pranu Antas di Allai dove lo scriba, in caratteri in mix (numeri, consonanti pittografiche, consonanti di tipologia fenicia arcaica) dice di sé ‘Io sono il servo ‘abed’ del toro della luce padre shrdn’? Ovvero che lui è lo scriba della divinità Yhw? E chi può ignorare, se non un cieco, che il bronzetto cosiddetto ‘musico e ballerino’ della raccolta Lillliu, in realtà uno scriba sacerdote tiene, con ogni probabilità, nella mano destra un astuccio pieno di pergamene? Ossia una מְזוּזָה (mezuzah).
