JOYCE ED EMILIO ERANO AGENTI DEL SOE IL SERVIZIO SEGRETO BRITANNICO?
Articolo di Mario Carboni
OGGI 4 dicembre nel 135esimo
ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI EMILIO LUSSU condivido un mio post di anni scorsi ma che credo possa essere ancora interessante:
Nel 1940-41 Emilio Lussu con Joyce Salvadori, sua compagna di vita e di azione politica erano impegnati clandestinamente nella Marsiglia occupata rischiando ogni giorno la libertà e la vita. Operavano in una officina clandestina che produceva documenti falsi e con fondi arrivati dagli Stati Uniti che ancora non erano entrati in guerra e che avevano un Consolato in città. Riuscirono a far espatriare centinaia di perseguitati politici ed ebrei che si trovavano in pericolo di vita che solo nella brevissima prima fase dell’occupazione nazifascista e del regime di Vichy che in funzione anti mussoliniana non ricercava gli antifascisti italiani che non svolgessero apertamente azioni contro il regime.
Riuscirono anche a far fuggire a Casablanca in questa maniera e per nave un gruppo di dirigenti di Giustizia e Libertà, che volevano proseguire verso gli Stati Uniti ma dove però rimasero bloccati.
Nel Giugno del 1941 si recarono clandestinamente a piedi, dalla Francia occupata in Portogallo perché da Lisbona , come effettivamente avvenne, con la collaborazione inglese e tramite un’organizzazione ebraico-americana che lavorava per l’emigrazione ebraica sarebbero poi riusciti a farli partire da Casablanca per l’America.
L’emigrazione politica italiana in America era quasi completamente costituita da militanti di Giustizia e Libertà che pero in gran parte avevano preso le distanze dall’organizzazione o si mantenevano tiepidi perché contrari alla piega che ritenevano eccessivamente classista e marxista presa in Francia per influenza di Emilio Lussu dopo l’assassinio di Carlo Rosselli.
Da Lisbona era attivo un collegamento aereo postale per l’America e Lussu riprese contatti con gli amici di Giustizia e Libertà che si era arricchito degli esuli partiti da Casablanca. Tramite questa via Lussu inviava dei memorandum e partecipava al dibattito politico epistolare su vari argomenti e su uno particolarmente che aveva a cuore.
Infatti la missione nel Portogallo neutrale avrebbe consentito a Lussu “ prendendo contatto diretto con gli inglesi, di sviluppare un piano sulla Sardegna al quale pensavo fin dal giugno ‘40“.
Lussu era convinto che un’azione partigiana in Sardegna, con la quale aveva conservato molti rapporti con i sardisti, avrebbe trovato una corrispondenza popolare e creato la possibilità di una vasta azione insurrezionale contro il fascismo e i tedeschi.
Pensava inoltre che fosse necessario creare un’organizzazione in questo senso con la collaborazione britannica, per poi esportarla nella penisola e di questa idea ne aveva dettagliatamente informato gli amici di New York.
Questi pur mantenendo sempre delle riserve politiche sulla linea lussiana, lo avevano comunque autorizzato ad esprimere agli inglesi anche a nome di tutti loro, esigenze e proposte politiche.
Lussu a Lisbona aveva un contatto privilegiato con un ufficiale del War Office inglese che divenne il centralino dei suoi rapporti con l’estero e delle sue peregrinazioni successive, attraverso il quale inviava dei suoi memorandum direttamente al Governo britannico con analisi, idee e proposte, compreso il progetto di organizzazione insurrezionale in Sardegna da costruire con l’aiuto britannico.
In sostanza, oltre alle varie attività di tipo politico, il centro dell’interesse di Lussu in quella fase era tutto incentrato in un progetto militare di formazione di due divisioni di un esercito partigiano in Sardegna, composto da effettivi autonomi nei vari punti dell’isola atti a quel tipo di guerriglia della consistenza di compagnie e battaglioni, da coordinare per azioni principali in punti d’importanza strategica.
Lussu riteneva che questa formazione militare avrebbe potuto essere diretta militarmente dai capi del Partito sardo d’Azione che erano stati in gran parte ufficiali e sottufficiali con una non comune esperienza di guerra formatasi nella Brigata Sassari. Gli effettivi volontari, secondo Lussu, si sarebbero arruolati fra i sardisti e i giovani anche di altre tendenze politiche antifasciste che avrebbero trovato come fattore unificante il protagonismo di Emilio Lussu come Capo della Resistenza sarda che corrispondeva al mito di liberatore che effettivamente su di lui era diffuso ampiamente fra i sardi.
Lussu chiedeva agli inglesi i mezzi adeguati all’impresa, in danaro, armi, rifornimenti e viveri da assicurare con lanci aerei e sommergibili, indicando dettagliatamente i punti appropriati sulla carta topografica della Sardegna.
Le azioni di guerriglia sarebbero state concentrate sulle truppe tedesche dato che secondo Lussu, i militari italiani, quasi tutti sardi, si sarebbero facilmente ammutinati passando alla Resistenza.
La concentrazione di tutte le forze partigiane, sarebbe avvenuta solo per appoggiare lo sbarco di una spedizione alleata, cui avrebbe fatto seguito la presa del potere politico e la formazione nell’isola di un Governo provvisorio che poi avrebbe parlato a tutta l’Italia.
Siccome le rispose ufficiali da Londra richiedevano del tempo, fu proposto a Lussu di recarsi a Malta passando da Gibilterra per vedere sul posto e con interlocutori militari e politici inglesi le possibilità reali di una collaborazione militare contro i nazifascisti.
Nel settembre-ottobre del 1941 Lussu arrivò a Gibilterra con una nave inglese raggiunta al largo di Lisbona con una barca e poi proseguì verso Malta con il volo di due aerei Wellington, uno dei quali trasportava i suoi bagagli per ripartire il peso e che fu abbattuto all’altezza di Biserta.
Nei quindici giorni che Lussu rimase a Malta, già attaccata giornalmente dagli aerei italiani e tedeschi, ma ancora praticamente intatta prima dei massicci bombardamenti del 1942, incontro gli ufficiali superiori inglesi che lo informarono in maniera particolareggiata della situazione militare sul campo in Sardegna, dimostrandone una conoscenza perfetta e costantemente informata.
Lussu poté illustrare il suo progetto di insurrezione in Sardegna in maniera dettagliata e come solo dei militari ad altri militari possono fare.
Delle questioni politiche poste da Lussu e da lui ritenute come pregiudiziali alla collaborazione militare gli inglesi non vollero parlarne perché il loro mandato da Londra era limitato e non erano di loro competenza.
Rientrato a Gibilterra su un aereo Sunderland e poi con un piroscafo sino a Lisbona, Lussu trovò al suo arrivo una lettera, che il suo amico del War Office annunciava da tempo ma che non arrivava mai, di Attlee che era allora Vice ministro che affrontava dei punti sulle garanzie politiche chieste da Lussu ma che non lo avevano soddisfatto.
Garantiva però che il progetto relativo alla Sardegna era all’attenzione delle altissime sfere della politica inglese.
Intanto il 7 dicembre del 1941 con l’attacco giapponese a Pearl Harbour e l’entrata in guerra dell’America cambiò completamente lo scenario e rispondendo a una nuova richiesta, recapitata dall’amico inglese a Lisbona che aveva anche in tutta fretta organizzato il viaggio, Lussu a metà gennaio del 1942 fu Trasportatoto a Londra dal SOE il Servizio Segreto inglese di riferimento di Giustizia e Libertà.
Fu seguito dopo da Joyce che aveva parenti materni importanti in quella città e che doveva seguire un corso per infiltrati guerriglieri e da radiotelegrafista clandestina per essere impiegata durante la realizzazione del progetto di Lussu in Sardegna.
Quel primo soggiorno a Londra fu breve e infruttuoso, Lussu incontrò i pochi amici di Giustizia e Libertà residenti, alcuni importanti giornalisti, un deputato laburista, alcuni parenti di Joyce e dopo due settimane attraverso il suo contatto di base che era un maggiore del War Office ottenne un abboccamento con un funzionario del Foreign Office addetto al settore italiano.
Le conversazioni non approdarono a nulla, anzi Lussu ne rimase abbastanza deluso tanto da interrompere le consultazioni con più o meno oscuri funzionari perché cosciente che solo incontrando politici con poteri decisivi avrebbe potuto ottenere dei risultati positivi .
Dopo un breve viaggio in America Lussu ritirnato a Londra riprese gli incontri a livelli piu alti ma ancora infruttuosi.
Emilio e Joyce, che portava con sé una radio clandestina del SOE del quale probabilmente ne era divenuta un’agente segreta, trasportati dal SOE da Londra alla costa provenzale, si stabilirono clandestinamente a Marsiglia per attività pericolosissime.
Durante la loro residenza a Londra Joyce parrecipò ad un durissimo corso di addestramento alla guerriglia in un campo segreto dove im ok arò particolarmente l’uso di una straordinaria ricetrasmittente miniaturizzata e trasportabile in una valigia che il SOE affidava ai suoi agenti segreti paracuditati o sbarcati in territorio occupato dai nazifascisti.
Non serviva per comunicare con altri resistenti ma esclusivamente con un tutor dedicato del Servizi a Londra tramite codici segretissimi.
Evidentemente Joyce, ma forse da molto prima era un agente segreto Britannico all’interno di Giustizia e Libertà come il fratello Max Salvadori e altri importantissimi dirigenti e componenti di Giustizia e Libertà e poi del Partito d’Azione nelle formazioni partigiane e nei massimi livelli politici della Resistenza dopo l’8 settembre come Leo Valiani ( CLNAI) e Giaime Pintor.
Il possesso e il trasporto e l’uso di questa radio in Francia, funzione ritenuta fra le più pericolose, dato che i radiogoniometri nazisti e le spiate causavano numerose catture fra gli operatori, costituisce a mio parere la prova provata che Joyce sia stara arruolata dal SOE il cui nucleo era composto da Joyce ed Emilio che operavano nella Resistenza in Francia a contatto diretto con Londra.
Ambedue mantennero il massimo segreto su questa parte del loro passato, nè gli storici hanno mai ricercato negli archivi londinesi le tracce di questa attività come ad esempio per Leo Valiani, Max Salvadori e Giaime Pintor ( come tanti altri) dei quali si sono trovati addirittura i contratti d’arruolamento, i patti segreti, i rimborsi spesa, gli stati di servizio e le dimissioni finali, a volte con patti di segreto a vita salvo autorizzazione.
Esiste quindi un lato in ombra nelle biografie politiche di queti due eroi della Resistenza, il sardista Emilio Lussu e Joyce Salvadori sua compagna di vita e lotta politica in Giustizia e Libertà e protagonisti nella vita politica sarda ed italiana, che andrebbe illuminato da specifiche ricerche storiche e documentali nei vari archivi e particolarmente in quelli britannici.
Del destino di quella radio, oltre al racconto di Emilio, nulla è dato sapere, mentre più elementi ci hanno informato di come Lussu ci tenesse a far oresente come ci tenesse a testimoniare la sua quasi maniacale indipendenza da ogni potere politico alleato ed in particolare britannico.
L’episodio raccontato del rifiuto della valigia piena di bancanote del Soe prima della partenza dall’Inghilterra e dell’essersi fatto prestare il denaro necessario per pagare di persona i costi del suo soggiorno a Londra, dato che non aveva rifiutato però la radio, possono sembrare con occhi odierni una excusatio non petita…
Del resto dato che partì appunto in bolletta, assieme alla radio molto probabilmente trasportava finanziamenti inglesi per se e per la rete di Resistenza che dirigevano a rischio diuturno della vita.
In seguito per motivi politici essendosi schierato con ‘Unione sovietica e i socialcomunisti preferirono mettere la sordina su questi comunque eroici fatti resistenziali che neppure gli inglesi rivelarono durante la Guerra fredda per coprire la loto rete di intelligenze in Italia e gli studi e pubblcazioni in merito degli storici italiani sono appunto relativamente recenti.
Joyce ed Emilo rimasero in Francia sino all’8 settembre dopo il quale rientrarono in italia integrandosi nella Resistenza e nel costituito Partito d’Azione.
Parteciparono alla Resistenza soprattutto a Roma e spesso è tracurato che Joyce, in generale raccontara maschilisticamente dalla vulgata di sinistra quasi come un’appendice di Emilio, continuò ad essere operativa attraversando le linee di combattimento verso Sud, incontrando dirigenti della Resistenza a Napoli, generali Alleati e soprattutto i vertici dell’intelligence alleata ed in particolare il fratello Max Salvadori ufficiale del Soe che poi paracadutato al Nord fu il più alto rappresentante politico-militare alleato nel CLNAI, ed era anche in cinta del loro figlio.
Le notizie dei fatti raccontati da Emilio Lussu e Joyce soprattutto nel libro Diplomazia clandestina ed in altri libri e scritti superando una certa agiografia da sinistra meriterebbero però una ricerca veramente storica indipendente dal racconto dei protagonisti e sostenuta da adeguati finanziamenti magari della Regione Sardegna
