LA CONVINZIONE INDIPENDENTISTA DI GRAMSCI E IL SUO DESIDERIO DI MORIRE ED ESSERE SEPOLTO IN SARDEGNA.
Di Mario Carboni
Sono trascorsi 135 anni dalla nascita di Antonio Gramsci nato il 22 gennaio 1891 ad Ales.
Mi sembra quindi utile ricordare, da sardista anche Gramsci che fu indipendentista fin da giovanissimo come scrisse a Giulia Schucht in una lettera del 6 marzo 1924 : ” io pensavo allora che bisognava lottare per l’indipendenza nazionale della regione: “A mare i continentali”.
“ Quante volte ho ripetuto queste parole.”
Questa frase è sempre stata interpretata, sminuita e peggio nascosta anche nella polemica dei suoi dirigenti ed intellettuali contro i sardisti impegnati nella loro svolta indipendentista e rinati più volte dalle proprie crisi come l’araba fenice
A volte la fede indipendentista di Gramsci quando veniva citata a mala voglia da qualche comunista , era proposta come un convincimento del un ragazzino ancora studentello immaturo a Cagliari ma poi superato e negato quando divenuto adulto, lontano dalla provinciale Sardegna e ormai immerso a Torino nel più vasto mondo continentale e della rivoluzione comunista.
E’ evidente quanto Gramsci andato a Torino si impegnasse in un Grande gioco politico e l’interesse contingente lo allontanasse da quell’obbiettivo, dato che l’ortodossia comunista di allora sottometteva il diritto all’indipendenza alla lotta di classe e il diritto all’autodeterminazione della nazioni sì come costituzione del proprio stato, però in uno stato socialista ma federalista sul modello sovietico. Quei convincimenti di base non lo abbandonarono mai se si analizza la frase nella lettera del 1924, da un Gramsci ormai adulto e impegnato da anni nel pieno di una lotta socialista massimalista e poi comunista, si nota l’utilizzo preciso del concetto d’indipendenza nazionale, nel senso concreto di indipendenza statuale della Natzione sarda.
Dirigente comunista dell’Internazionale conosceva senz‘altro le tesi sull‘autodecisione delle nazioni di Lenin , sulla questione nazionale-coloniale di Stalin pubblicate nel 1913 e fatte proprie dal Congresso del Cominter nel 1920 e che erano una Bibbia per tutti i comunisti, i popoli coloniali e le nazionalità senza stato dell’epoca e base per il federalismo alla moda sovietica.
Poi sappiamo bene come queste linee tralignarono ed anche l’URSS che formalmente era federale divenne una prigione di popoli sotto il tallone della nazione russa dominante e colonialista in ogni senso.
Potremmo anche dire che Gramsci da ragazzino politicizzato, nelle scuole superiori, era già indipendentista sardo e rafforzò le sue convinzioni nel Movimento antiprotezionista di Attilio Deffenu al quale Gramsci aveva aderito con entusiasmo.
Nino Gramsci rimembrava coscientemente di quando era indipendentista e nazionalista sardo e lo dichiarò a Giulia semplicemente perché non se ne perdesse traccia e memoria.
Come appare dalle precise parole di Gramsci giovane quando diceva a “mare i continentali”, aderiva ad un pensiero indipendentista e nazionalista sardo ideologicamente maturo e definibile separatista e come i tanti giovani studenti che avevano come stella polare l‘Irlanda e la lotta di liberazione nazionale di quel popolo isolano contro il Regno Unito in un’area magmatica presardista che sarebbe maturata solo col ritorno dei fanti sardi dalle trincee della Grande guerra.
La sua convinzione era molto diffusa e quando scrive a Giulia ” non so quante volte ho ripetuto queste parole” fa presente che non si trattava di un soliloquio ma di aver affrontato la questione dell’indipendenza della Sardegna tantissime volte, come se fosse stato un argomento di normale discussione fra i suoi giovani amici e comunque con chi aveva motivo e passione di discutere di politica .
Quindi l’indipendenza e la cacciata dei colonialisti italiani era all’ordine del giorno nelle discussioni dell’epoca e in particolare fra gli studenti liceali e probabilmente fra i tanti ragazzini come Gramsci e meno giovani sardi che poi sarebbero stati gettati nella fornace della Grande guerra e nell’esperienza delle Brigate Sassari e Reggio.
Per questo, e Gramsci giovane ne è testimone, si può dire che la Grande guerra e i reduci che il 17 aprile 1921 fondarono il PSd’Az furono gli elementi che come un potente e tragico catalizzatore scatenarono una reazione di chimica politica che sulla base di elementi di riflessione e rivendicazione originati almeno dalla Perfetta fusione, diedero vita sotto la bandiera dei Quattro mori alla proposta di Autonomia federalista e al suo soggetto politico attuatore come partito sardista
Nel 1924 comunque per Gramsci, come scrive a Giulia, il suo pensiero giovanile corrispondeva al desiderio dell’indipendenza nazionale della Sardegna, ma non era all’ordine del giorno dei suoi principali pensieri e programmi ma tuttavia giudicata plausibile e giusta e meritevole di essere ricordata almeno per i posteri anche se inserita in una lettera così intima e personale.
Gramsci e la lettera a Teresina nella quale la esorta a insegnare la lingua sarda ai figli e a far loro succhiare tutto il sardismo possibile lo conferma, era convinto dell’esistenza della Nazione sarda, caratterizzata dalla propria lingua nazionale , distinta dalla Nazione italiana e con tutti i diritti all’autodecisione politica.
E giusto anche sottolineare che il sardismo da succhiare con la lingua sarda , dato che allora come oggi del resto non esisteva altro sardismo, era quello complessivamente rappresentato dal Partito sardo d’azione, quale Partito guida per la liberazione della Sardegna e la sua emancipazione dal colonialismo e centralismo europeo e italiano.
Solo nel 1926 il diritto all’autodecisione per un futuro Stato su impulso di Gramsci fu inserito nelle Tesi di Lione, che probabilmente le scrisse, progettando la Repubblica sarda inserita nella Federazione soviettista italiana che avrebbe dovuto sostituire la monarchia ed il fascismo.
Il 1926 è anche l’anno del carteggio con Lussu dal quale è chiaro che Gramsci non confondeva come Lussu lo stato con la nazione per cui le domande sulla questione sarda se fosse da considerare come questione nazionale e non solo autonomistica si basavano su l’intima convinzione gramsciana acquista sin da giovane a Cagliari e che probabilmente conservò per tutta la sua vita che la Sardegna fosse una Nazione e che avesse diritto all’Indipendenza nazionale e statuale con una propria lingua ufficiale .
Lussu certamente che era un eroe sardista ma sempre contraddittorio e con una diversa formazione culturale che mutò e accrebbe molto a partire dall’esilio a Parigi, non poté capire e non volle capire per motivi strumentali e non comprese tutta la sua vita ciò che Gramsci cercava di suggerirgli aspettando una risposta che non venne ma che probabilmente si faceva sempre più chiara in Gramsci ormai quasi libero e che sognava di tornare in Sardegna.
E in Sardegna , io penso, dovrebbero essere traslate le sue ceneri, nella sua Madre terra, nella quale certamente voleva vivere gli ultimi suoi giorni ed esserne sepolto.
