Stati Uniti: il lento decadimento dei diritti democratici. Perché non possiamo permetterci di chiudere gli occhi

Negli Stati Uniti stiamo assistendo a qualcosa di molto preoccupante.

Per anni molti hanno visto l’America come un paese che difende i diritti civili e le libertà fondamentali: libertà di parola, diritto di voto, tutela delle persone contro gli abusi dello Stato.

Oggi però qualcosa sta cambiando, e non in meglio. I diritti non sono eterni. Possono essere erosi poco alla volta. E proprio per questo non possiamo chiudere gli occhi.

Il caso di Renée Nicole Good

L’8 gennaio 2026, a Minneapolis, Renée Nicole Good, una donna di 37 anni, è stata uccisa da un agente dell’ICE, l’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione e controlli alle frontiere.

Secondo la ricostruzione dei media e delle autorità locali, Good era un’osservatrice legale durante un’operazione dell’ICE.Secondo i video diffusi e analizzati da testate internazionali, l’agente ha sparato più volte mentre il veicolo di Good cercava di allontanarsi. La sua morte è stata confermata come omicidio nel rapporto ufficiale dell’autopsia e ha scatenato proteste e indignazione in molte città americane.

Il caso di Alex Jeffrey Pretti

Qualche settimana dopo la morte di Good, il 24 gennaio 2026, un’altra tragedia si è consumata sempre a Minneapolis.

Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva al Veterans Affairs Medical Center, è stato ucciso da agenti federali – questa volta della United States Border Patrol – durante una manifestazione contro le operazioni dell’ICE.

Le autorità federali hanno sostenuto che Pretti si sarebbe avvicinato agli agenti con un’arma, ma video girati dai passanti mostrano il contrario: Pretti teneva in mano un telefono cellulare e, secondo alcuni testimoni, stava cercando di aiutare altre persone, non di minacciare nessuno.

Le immagini mostrano come gli agenti lo abbiano spruzzato con spray al peperoncino, abbattuto a terra e poi colpito, uccidendolo mentre era ancora in posizione vulnerabile.

I familiari e molti osservatori hanno respinto la versione ufficiale, sottolineando che Pretti era un cittadino americano lavoratore, senza precedenti penali significativi, noto per il suo impegno civico e la sua empatia.

Due morti, una stessa questione

Questi due casi hanno in comune alcune cose importanti:

  • Entrambi erano cittadini statunitensi.
  • Entrambi sono stati uccisi da agenti federali nell’ambito di operazioni di polizia o controllo dell’immigrazione.
  • Le versioni ufficiali sono state messe in discussione da video e testimonianze.
  • Le loro morti hanno alimentato proteste in città come Minneapolis e oltre, con richieste di responsabilità e trasparenza.

Cosa ci insegnano questi fatti

Queste tragedie ci ricordano una verità semplice, ma spesso dimenticata: i diritti e le garanzie democratiche non sono automatici. Nemmeno in un paese che si definisce patria della libertà. Nemmeno quando questi diritti sono formalmente garantiti dalla Costituzione.

Quando le forze dell’ordine agiscono senza piena trasparenza, senza indipendenza di controllo e senza responsabilità chiara, i rapporti tra cittadini e istituzioni si incrinano. E quando la fiducia si rompe, la democrazia diventa più fragile.

Non possiamo restare in silenzio

Dire che questi fatti sono “problemi interni americani” non basta. Gli Stati Uniti influenzano la cultura politica, le scelte istituzionali e i modelli sociali di molte democrazie nel mondo. Quando i diritti fondamentali vengono messi in discussione in un paese così centrale, il segnale attraversa l’oceano.

Ma la lezione più importante non riguarda nessun altro paese. Riguarda ciascuno di noi.

I diritti non si conservano da soli. Non sono regali. Non sono acquisizioni definitive. Si difendono ogni giorno. Con attenzione. Con responsabilità. Con partecipazione. Ovviamente senza violenza e sempre preservando le istituzioni.

Se rimaniamo indifferenti rischiamo di svegliarci un giorno e scoprire che i diritti civili non esistono più, come già successo in passato.