Per non dimenticare, di Mario Carboni
NOTA PER NON DIMENTICARE
A ottanta anni dalla fine della seconda guerra mondiale oggi 27 gennaio 2026 commemoriamo e a 25 anni dal primo Giorno della memoria, istituito dall’ONU il 1 novembre del 2005, i milioni di vittime dell’Olocausto o meglio della Shoah in lingua ebraica.
La data coincide con l’arrivo delle truppe sovietiche nel campo di sterminio di Auschwitz, uno purtroppo dei tanti lager che i nazisti avevano costruito durante la guerra e gestito per l’eliminazione fisica di tutti gli ebrei che erano riusciti ad imprigionare, deportare e uccidere nelle maniere più crudeli e disumane.
I sovietici liberarono i superstiti ridotti a larve umane e videro con i loro occhi ciò che già sapevano potesse essere accaduto ma che superava nei fatti ogni peggiore immaginazione.
Lo stesso orrore e stupore lo vissero le truppe alleate quando da occidente entrarono in altri campi di sterminio raggiunti nella loro avanzata e scoprirono un sistema industriale, programmato in ogni minimo particolare anche tecnologico e logistico realizzato secondo le decisioni politiche prese il 20 gennaio 1942 in una riunione dei più alti gradi politico-militari tedeschi nella conferenza di Wansee vicino a Berlino su ordine di Herman Goering su proposta di Hitler.
Di questa riunione è rimasta miracolosamente una sola copia del verbale che riporta con teutonica precisione le argomentazioni che portarono a sintetizzare tutte le precedenti misure di persecuzione, ghettizzazione, spoliazione, umiliazione e assassinio , prima d’allora perseguite in forma diabolicamente artigianale e senza regole fisse, tramutandole in un progetto industrialmente definito: La soluzione finale.
Ed è la Soluzione finale dalla sua genesi nei primi anni del regime nazista al suo blocco da parte delle armate che si apprestavano ad occupare tutta la Germania finalmente sconfitta a fare della Shoah un episodio unico e specifico nella storia dell’umanità pur intessuta di stragi e genocidi di ogni tipo.
La Shoah è tanto particolare da trascinare nel suo ricordo ed esaltare al massimo grado il nostro NO ad ogni forma di razzismo, di persecuzione e di atto violento perché ci rendiamo conto e non vogliamo dimenticare quanto folle e diabolico sia stato il progetto nazista di eliminazione fisica di un intero popolo.
Il genocidio fu eseguito secondo una teoria della razza che poneva i tedeschi in quanto supposti ariani alla cima di una piramide sotto la quale esistevano solo razze ritenute inferiori da rendere schiave o eliminare fisicamente.
Ciò accadde agli ebrei posti ossessivamente come obbiettivo principale , ma anche ai cosiddetti zingari, agli omosessuali, agli handicappati e per altri motivi ai dissidenti, agli oppositori, ai resistenti, uccisi anche loro magari dopo lunghi periodi di lavoro forzato.
Il massacro si realizzò, negli stessi campi dove vecchi, donne, bambini, uomini, ritenuti colpevoli di essere ebrei venivano finiti nelle camere a gas o sottoposti a crudelissimi esperimenti medici che li portavano alla morte nella disperazione.
Ma i nazisti non furono soli in questa loro missione diabolica.
Furono loro zelanti aiutanti i nazisti di ogni parte del mondo conquistata nella prima parte della guerra d’aggressione che sembrava senza ostacoli e vittoriosa e i regimi fascisti alleati come quello mussoliniano o insediati nelle terre conquistate che dovevano costituire il reciproco spazio vitale da svuotare dai legittimi abitanti e riempire da coloni di razza ariana come nei paesi slavi verso oriente.
Il regime fascista italiano, col consenso della monarchia, nell’ultimo decennio della sua dittatura si distinse per razzismo, adottando le teorie sulla razza e sulla pretesa articolazione dell’umanità in razze superiori ed inferiori.
I fascisti superarono a volte gli stessi tedeschi nella legislazione razzista come fu evidente con le leggi razziali che dal 1938 al 1943 rimasero in vigore in Italia nelle terre che gradatamente venivano liberate dagli Alleati e che vennero peggiorate e assimilate anche nella pratica del genocidio dal regime fascista della cosiddetta repubblica di Salò sino alla completa disfatta dei fascisti e dei tedeschi nel 1945.
Le leggi razziste del 1938 erano addirittura più restrittive di quelle tedesche che solo dopo la Notte dei cristalli vennero peggiorate ma soprattutto messe in pratica con uccisioni, distruzione di interi quartieri, negozi, scuole e Sinagoghe e il concentramento degli ebrei tedeschi che non erano riusciti a fuggire in campi di concentramento.
Come poté accadere l’involuzione razzista ed antisemita del regime fascista in quegli anni e quali ne furono le atroci conseguenze è ben conosciuto e descritto da studi storici e testimonianze dei protagonisti e soprattutto delle vittime sopravvissute.
Basti ricordare però che in effetti in Italia la Comunità ebraica, certamente la più antica d’Europa e che risaliva almeno ai tempi dell’Antica Roma e alla distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell’Imperatore Tito, era anche la più piccola d’Europa contando circa 60.000 persone rispetto ai 44 milioni di altri italiani.
Era ben integrata e aveva partecipato entusiasticamente al Risorgimento e alla prima Guerra mondiale.
Anzi il fenomeno del fascismo non le fu estraneo perché molti ebrei erano fascisti ed in una percentuale non molto diversa dal resto degli italiani non di fede ebraica.
Bisogna anche registrare che proprio il Regime fascista, pochi mesi dopo la firma del Concordato con lo Stato del Vaticano, sottoscrisse un analogo concordato con la Comunità ebraica istituendo con la legge Falco nel 1930 l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, al cui vertice fu posto il Rabbino Capo di Roma.
Da allora però e soprattutto per l’influsso del razzismo nazista, l’alleanza con la Germania ed il Giappone e con l’arrivo in Italia di tanti ebrei che fuggivano dalla Germania e dall’Austria le cose iniziarono a peggiorare con lo sviluppo e la prevalenza dell’antisemitismo tradizionale che non era mai scomparso in Italia e che prese a ingigantire la sua prevalenza nel regime fascista e la complicità dei monarchici.
Tanto da partorire, e per responsabilità primaria di Mussolini, una legislazione razzista ed antisemita che si può dire iniziò palesemente col Manifesto della Razza ( Il razzismo e i problemi della razza del 13 luglio 1938 ) e continuò a marce forzate con leggi e decreti che aprirono la strada alla Shoah italiana.
Essa era stata preceduta nel 1937 dalle leggi indirizzate contro le popolazioni indigene delle colonie d’oltre mare per costruire un regime di apartheid cioè di discriminazione razziale.
Dall’estate del 1938 l’azione razzista ed antisemita fascista prese una accelerazione improvvisa, tutta la macchina propagandistica del regime, seguita da intellettuali, gerarchi e giornalisti iniziò una campagna di propaganda per convincere gli italiani di essere ariani e razzisti, secondo cui il razzismo era una cosa buona e di progresso, con alti investimenti radiofonici, cinematografici, editoriali e l’apertura di giornali appositamente indirizzati come la famigerata “ Difesa della razza”.
Fu realizzato un censimento degli ebrei e risultò alla fine d’ottobre 1938 che fossero 58.142 compresi 10.380 stranieri che avevano trovato rifugio in Italia dal nazismo che ormai era passato in Germania alle maniere forti.
In Sardegna il censimento degli ebrei arrivò ad individuare 21 persone “ di razza ebraica ” 13 abitanti nella provincia di Cagliari 1 ad Iglesias, 2 a Fluminimaggiore, 1 ad Oristano ed alcune pur lavorando a Cagliari avevano la residenza nella penisola, più 2 militari di leva.
Nell’Università di Cagliari erano presenti 3 professori ebrei mentre a Sassari furono schedati due professori, uno nell’Università e un altra in una scuola superiore e che vennero tutti allontanati dall’insegnamento
Dall’autunno del 1938 ai primi mesi del 1939 venne promulgata una raffica di provvedimenti prima contro gli ebrei stranieri, poi contro gli altri ebrei nella scuola fascista, cacciando bambini, studenti e professori dall’oggi al domani.
Poi intervenendo nell’economia, vietando ogni attività economica agli ebrei e iniziando la rapina dei loro beni.
Venne anche fatto un repulisti nel partito fascista, nell’associazionismo, nelle forze armate e nell’amministrazione dello stato.
Fu impedita l’attività degli ebrei nello spettacolo e nelle arti.
In pochi mesi agli ebrei vennero sottratti anche quei pochi diritti civili che lo Statuto Albertino riconosceva ancora agli italiani, gettandoli nella disperazione e nel panico e nell’indigenza, sino a quando furono anche sottoposti al lavoro forzato e indirizzati ad appositi campi di concentramento.
Mi piace ricordare da sardista, come all’emanazione delle prime leggi razziste, si alzasse, quasi in solitudine alta la voce di Emilio Lussu, con un articolo pubblicato sul giornale di Giustizia e Libertà a Parigi, dove era esule e coordinava la resistenza in Italia e in Sardegna.
Avendo saputo che Mussolini cercava un luogo dove deportare gli ebrei Italiani e avendo avuto in mente l’Africa orientale aveva anche pensato alla Sardegna, Lussu nel mentre ridicolizzava le velleità ariane di Mussolini si diceva pronto ad ospitare gli ebrei in Sardegna con argomentazioni che oggi appaiono addirittura profetiche in relazione alla nascita dello Stato d’Israele.
La situazione che il 25 luglio con il voto del Gran consiglio e l’arresto del dittatore sembrava dovesse migliorare invece peggiorò moltissimo perché con l’8 settembre i tedeschi presero possesso del potere politico e militare nell’Italia centro settentrionale sostenuti dai fascisti repubblichini che intanto con la loro Carta di Verona avevano inglobato le peggiori norme razziste ed antisemite e programmaticamente si allinearono nel praticare la Shoah ai nazisti dedicandosi alla ricerca degli ebrei per consegnarli ai tedeschi..
Iniziò la caccia all’ebreo in ogni dove, la loro incarcerazione e l’avvio con convogli ferroviari verso i campi di sterminio in Polonia e Germania.
In particolare i nazifascisti si distinsero nella deportazione degli ebrei romani che ne decimò la popolazione ma ovunque fu uno stillicidio di arresti e assassinii tanto che dei 6086 deportati in totale dall’Italia ne fecero ritorno solo 837 mentre dei 1819 deportati dalle isole Egee e dal Dodecanneso i superstiti furono 180.
Degli ebrei censiti in Sardegna si sa che molti fuggirono all’estero o si nascosero ma l’arrivo degli Alleati risparmiò a noi sardi la continuazione della guerra e la resistenza ma anche la barbarie nazifascista contro gli ebrei.
In effetti furono solo tre le vittime ma solo perché censite in Sardegna erano andate in continente dove vennero fatte prigioniere e trasferite nei lager dove due trovarono la morte.
Vorrei però oltre a ricordare le vittime del razzismo, dell’antisemitismo e della barbarie nazifascista menzionare anche chi resistette e a rischio della vita aiutò e salvò degli ebrei.
Sono queste persone i Giusti fra le nazioni ai quali a Gerusalemme è dedicato ad ognuno di loro un albero nel Giardino dei Giusti e molti sono sardi.
Vorrei citarne alcuni fra i più conosciuti come Vittorio Tredici, già fondatore del PsdAz e primo Podestà di Cagliari che salvo diverse famiglie ebraiche e si integrò attivamente nella Resistenza romana dopo l’8 settembre.
Le targhe che ricordano i Giusti sardi sono fissate nei muri del Giardino dei Giusti sardi realizzato dall’Associazione Chenàbura ospitato dalla Fondazione Siotto in via dei Genovesi 88 a Cagliari.
Fra essi risaltano Girolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi che a Rodi, dove l’intera comunità veniva deportata, salvarono una bambina facendola passare per loro figlia o Salvatore Corrias di San Nicolò Gerrei che Guardia di finanza e partigiano di Giustizia e Libertà salvò molti ebrei al confine svizzero e fu fucilato dai nazifascisti ed altri non meno valorosi eroici e giusti sardi.
Col ricordo quindi delle vittime e dei Giusti e anche dei moltissimi sardi che combatterono e caddero nella Resistenza al nazifascismo chiudo questa nota per significare che non bisogna mai dimenticare l’antisemitismo e il razzismo, si deve insistere nel raccontare e nell’interrogarci riguardo a un male assoluto che sembra sovrumano e diabolicamente inspiegabile ma che può essere sempre compreso, contrastato e anche battuto solo se non gli si permette di nascondersi nell’oblio e peggio nell’ignoranza che sono gli elementi che possono favorire il suo ritorno fra di noi.
Ma che puó rinascere come avviene dopo il pogrom del 7 ottobre ovunque e purtroppo anche in Sardegna.
