La Comunità Energetica del Marghine cresce: la stampa sarda racconta il progetto

La Comunità Energetica Rinnovabile del Marghine continua a crescere e ad attirare l’attenzione della stampa regionale. Nella stessa giornata due dei principali quotidiani della Sardegna, La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda, hanno dedicato spazio al progetto, raccontandone lo sviluppo e le prospettive per il territorio. E’ motivo di orgoglio per l’Associazione Elettrica Sarda che sino ad ora ha promosso più di 50 CER in Sardegna e in continente.
Gli articoli sottolineano come l’esperienza nata a Macomer stia diventando uno dei casi più significativi di condivisione energetica nel centro della Sardegna.
Un progetto nato dal basso
Secondo quanto raccontato dalla Nuova Sardegna, l’esperienza della comunità energetica ha preso avvio nel 2022 quasi come una sperimentazione locale. Tutto è iniziato con la decisione di un nucleo familiare di condividere l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico con altri utenti della rete locale.
Quella che all’inizio sembrava un’iniziativa pionieristica si è progressivamente trasformata in una vera comunità energetica, coinvolgendo sempre più cittadini e imprese del territorio.
Il riconoscimento del sistema di incentivi ha consentito di strutturare lo scambio energetico, permettendo ai partecipanti di ottenere un beneficio economico concreto grazie alla condivisione dell’energia prodotta.
Oltre trecento famiglie coinvolte
Oggi la rete della comunità energetica coinvolge oltre trecento famiglie, con un sistema di scambio che si estende progressivamente anche ai centri vicini del Marghine e della Planargia.
Il progetto infatti non riguarda più soltanto Macomer, ma sta includendo altri comuni del territorio come Birori, Borore, Bortigali e Silanus.
Questa estensione territoriale consente di creare un sistema energetico locale più equilibrato, nel quale la produzione e il consumo di energia possono integrarsi in modo efficiente.
L’obiettivo: superare il megawatt entro il 2026
Entrambi i quotidiani evidenziano anche le prospettive di crescita del progetto. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di superare un megawatt di potenza installata entro il 2026, grazie alla realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici e all’ingresso di nuove realtà produttive.
Il coinvolgimento delle imprese locali è considerato un elemento decisivo per il successo del modello. Il tessuto economico del territorio — che comprende attività nei settori lapideo, caseario e agroalimentare — può infatti contribuire ad assorbire l’energia prodotta durante le ore di maggiore produzione, rendendo più efficiente l’intero sistema.
Un modello con forte impatto sociale
Un aspetto particolarmente rilevante del progetto riguarda anche la dimensione sociale. Come ricordato negli articoli, la comunità energetica collabora con la cooperativa sociale Cooperativa Progetto H, attiva nel supporto alle persone con disabilità.
La collaborazione prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico dedicato che permetterà alla cooperativa di partecipare alla comunità energetica, rafforzando così il carattere inclusivo del progetto.
Un esempio di sviluppo territoriale
Il fatto che due importanti testate regionali abbiano dedicato spazio nello stesso giorno alla Comunità Energetica del Marghine conferma l’interesse crescente verso questo modello di sviluppo energetico.
La condivisione dell’energia prodotta localmente, la partecipazione di cittadini e imprese e l’attenzione all’impatto sociale stanno trasformando l’esperienza del Marghine in un esempio concreto di transizione energetica costruita dal basso, capace di generare benefici economici e ambientali per l’intero territorio.
