IL CULTO DI SANT’EFISIO MARTIRE E LA SCUOLA CRITICA BOLLANDISTA . di Gigi (Luigi) Amedeo Sanna

(SANT’EPHISY E SANTU GAINY (SANT’EFISIO E SAN GAVINO)

Breve Prefazione

Alcuni anni fa nell’Unione Sarda uscì un articolo del giornalista Carlo Figari dal titolo ‘ Sant’Efisio un santo nuragico’. Furono in molti a leggerlo ma in pochissimi a commentarlo. Eppure esso partiva da un mio lungo studio documentario circa la Stele di Nora dove, tra l’atro, alla fine (nella penultima e nell’ultima riga) si legge ‘ per il figlio di NGR / LPHSY’ . Il nome Lephisy (come abbiamo dimostrato nel nostro saggio ‘La stele di Nora. Il Dio, il Dono e il Santo PTM ed. 2009) altro non è che Ephisy, con la caduta della liquida iniziale. Il santo norense della stele dunque dimostra che prima Ephesy non fu santo cristiano ma santo nuragico. La scoperta era dunque ed è di portata storico religiosa immensa. Carlo Figari ha fatto il suo dovere di giornalista (nonché di storico delle religioni) e ha mostrato perchè Sant’Efisio non era un santo martire cristiano. Ciò dicono anche i Bollandisti che non definiscono Sant’Efisio un santo agiograficamente attendibile perché la sua Passio è tarda, leggendaria e priva di fonti coeve. La loro valutazione è metodologica, non ideologica.

Ecco cosa apprendiamo attraverso gli studi critici severissimi della dottrina agiografica della chiesa.

Cosa dicono davvero i Bollandisti

I Bollandisti — la più autorevole scuola critica di agiografia dal XVII secolo — applicano un metodo rigidissimo:

accettano come storici solo i santi documentati da fonti coeve,

considerano “leggendarie” le figure basate su ‘Passiones’ tarde, spesso medievali, senza riscontri archeologici o documentari anteriori.

Sant’Efisio rientra esattamente in questa categoria:

la sua Passio è tarda, redatta secoli dopo gli eventi narrati;

non esistono fonti romane, atti di martirio, documenti ecclesiastici antichi che ne attestino l’esistenza;

il culto è medievale, come mostrano gli studi moderni: la diffusione è attestata tra XI e XIV secolo ;

la sua figura emerge da tradizioni popolari e testi agiografici tardivi, non da documentazione storica antica .

Per questo, nella loro classificazione, Efisio viene collocato tra i martiri “leggendarî”: non perché “falso”, ma perché non storicamente verificabile.

Perché i Bollandisti lo considerano “non storico”

La loro posizione si basa su tre criteri:

a) Assenza totale di fonti anteriori al Medioevo

Gli unici elementi antichi a Nora (iscrizioni funerarie IV–VI sec.) attestano un culto cristiano generico, non la figura di Efisio come individuo storico

b) La Passio è un testo costruito secondo modelli letterari

La conversione tramite visione luminosa, il rifiuto dei sacrifici pagani, il martirio esemplare: sono topoi agiografici, non dati storici. Gli studi moderni confermano che la biografia di Efisio è ricostruita secondo schemi narrativi cristiani tipici delle Passiones tarde .

c) Il culto nasce e si struttura nel Medioevo

La diffusione del culto è documentata solo dall’XI secolo in poi

La diffusione del culto è documentata solo dall’XI secolo in poi, con particolare sviluppo tra XI e XIV secolo, anche a Pisa . Questo è decisivo per i Bollandisti: un santo senza culto antico non può essere un martire del III–IV secolo.

Da qui la loro conclusione

Per i Bollandisti, Sant’Efisio è:

un martire leggendario,

non verificabile storicamente,

canonizzato dal popolo, non dalla documentazione.

Non negano il culto, né la sua potenza identitaria; semplicemente affermano che la figura storica non è dimostrabile.

Breve postfazione

L’articolo di Carlo Figari scritto dietro nostro input (sempre utilissimo per la storia religiosa del santo) coglie un punto essenziale: il culto di Sant’Efisio non nasce nel Medioevo, né è un semplice innesto cristiano su un terreno pagano generico. In Sardegna, come mostrano ormai decenni di studi, i santi più amati sono spesso la continuità cristianizzata di figure nuragiche, radicate in un immaginario religioso molto più antico.

Sant’Efisio appartiene a questa linea lunga. Il suo profilo — guerriero, protettore, liberatore, mediatore tra cielo e terra — coincide perfettamente con la tipologia del figlio sacro attestata nei sigilli e nei bronzetti nuragici: il giovane armato, il difensore del popolo, il portatore di luce e di ordine. Non è un caso che la sua festa sia una delle più solenni dell’isola: non celebra solo un martire cristiano, ma un archetipo sardo.

La Sardegna conserva infatti culti di santi nuragici, sopravvissuti per millenni sotto nomi cristiani. Un esempio straordinario è Santu Gayni, venerato ancora oggi in diverse zone dell’isola. Il nome non è un’invenzione popolare: compare in uno dei sigilli bronzei di Tzricotu di Mont’e Prama, gli stessi sigilli che un tempo erano infissi nei busti delle statue dei cosiddetti “Giganti”.

Questi sigilli non erano decorazioni: erano marcatori identitari, nomi sacri, titoli di funzione. Il fatto che Gayni compaia sia nei sigilli nuragici sia nella devozione cristiana moderna mostra una continuità impressionante: un nome sacro del I millennio a.C. è sopravvissuto fino a oggi come nome di un santo locale.

Sant’Efisio si colloca esattamente in questo orizzonte: un santo cristiano che eredita la funzione, il ruolo e la dignità di un antico protettore nuragico, un “figlio sacro” del popolo, come quelli rappresentati nei bronzetti e nei sigilli.

In Sardegna, la storia religiosa non si spezza: si trasforma. E Sant’Efisio ne è uno dei segni più luminosi.

In all. Un particolare della Stele: le ultime due righe con la scritta ‘ l bn NGR / LPHSY’ (per il figlio di NGR LEPHESY). Lettura da destra verso sinistra