Il regista Aleksandr Sokurov prende le distanze dal Cremlino, di Martina Napolitano

l pluripremiato regista russo Aleksandr Sokurov (autore, tra gli altri film, di Arca Russa, 2002, Faust, 2011, e Fairytale – Una fiaba, 2022, quest’ultimo vietato in Russia) è intervenuto il 9 dicembre alla riunione del Consiglio presidenziale russo per i diritti umani, ponendo davanti al presidente Putin una serie di questioni senz’altro scomode per il Cremlino con estrema franchezza e lucidità: tra queste, in particolare, le agevolazioni per chi combatte al fronte e le loro famiglie, la censura sulle arti, la situazione attorno agli “agenti stranieri”. 

L’intera trascrizione della riunione è disponibile sul sito ufficiale del Cremlino. Riportiamo di seguito alcuni estratti degli interventi di Sokurov.

Ogni agevolazione ai figli dei militari al fronte 

Sokurov ha aperto il suo intervento ricordando che di recente ha soggiornato in Italia, dove per alcune settimane è stato ospite di varie università, tra cui quella di Bologna, dove lo ha stupito il gran numero di studenti: “100mila persone. E parliamo di una sola università, in un paese poi non così grande”. Questa osservazione ha gettato le basi per sollevare una questione urgente e perlopiù sottaciuta che tocca da vicino gli studenti russi e le loro famiglie:

Molti miei conoscenti, i cui figli devono iscriversi all’università, controllano con ansia alcune cifre, ad esempio quelle per cui, per una decisione che politicamente mi è chiara, i figli dei militari al fronte ricevono ogni agevolazione iscrivendosi all’università. […] Il numero di posti per studenti non a pagamento si è decisamente ridotto. In molte università già ora dicono che il prossimo anno non ci saranno più posti non a pagamento.

Sull’argomento Putin ha dedicato poche parole nel rispondere al regista:

Lì [nei paesi occidentali] il costo delle rette universitarie è estremamente più alto che da noi. Sì, da noi una parte dei posti è a pagamento, è vero. Ed è possibile che, purtroppo, i costi saliranno, ma in ogni caso il prezzo che si paga per studiare nei paesi occidentali e quello che si paga da noi sono cifre semplicemente incomparabili. In secondo luogo, veniamo ai figli di chi prende parte all’operazione militare speciale. Sono profondamente convinto che sia una scelta giusta. Non c’è dubbio sul fatto che lo Stato debba sostenere questi ragazzi e concedere loro il diritto a un’istruzione a spese dello Stato.

La censura non fa bene alle arti

Aleksandr Sokurov non è nuovo a questioni di censura. Proprio il suo primo lungometraggioLa voce solitaria dell’uomo, girato nel 1978 e ispirato ad alcuni testi di Andrej Platonov, dovette attendere il 1987 per poter essere proiettato in Unione Sovietica. 

Tuttavia, è soprattutto nell’odierna Russia che si è trovato a gestire nuove restrizioni, anche in seguito alle posizioni da lui assunte su varie questioni di attualità: nel 2014 si è espresso in maniera critica rispetto all’intervento militare in Ucraina; ha denunciato la gestione russa delle regioni del Caucaso, come Cecenia e Inguscezia; più volte ha invocato la liberazione di prigionieri politici, come Jurij Dmitriev.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: le proiezioni del suo film del 2002 Arca russa, ad esempio, dal 2022 sono vietate in Russia; lo stesso vale per Il sole del 2005. Il suo film Fairytale – Una fiaba (2022) è stato del tutto proibito nel Paese. 

Tuttavia, rispetto alla situazione sovietica, il regista ha fatto notare una sostanziale differenza:

L’assenza di un meccanismo di dibattito aperto, pacifico, privo di isterismi, su ciò che avviene nel Paese […] colpisce, a mio avviso, duramente i destini di moltissime persone, anche quelle talentuose, capaci. Lo possiamo vedere nel cinema, nella letteratura, nelle librerie, ambiti in cui le autorità hanno delle serie aspettative sull’attività di chi lavora con la creatività. A mio avviso, è un grande problema, un problema serio, perché le persone vengono private della possibilità di concretizzare i propri disegni artistici […]. 

E spesso a queste persone non viene spiegato perché ricevono questo trattamento duro e intransigente. A me, ad esempio, hanno detto, vietando il mio film [Fairytale — Una fiaba, 2022]: vai dal tuo Presidente a discutere, vai da lui <a chiedergli>: per quale ragione è vietato proiettare il mio film? […] Quando simili processi mi successero ai tempi sovietici, mi è sempre stato spiegato perché il mio film non sarebbe stato mostrato in Urss.

Putin ha risposto al regista affermando che, in generale, le relazioni tra arte e Stato sono sempre state complesse e ha avanzato l’idea di una telefonata privata per discutere della sua situazione: “la ringrazio molto per la sua partecipazione, per la sua analisi. Mi spiace, ma ne parleremo, non ora, ci sentiremo al telefono, la chiamerò io”. 

Ha chiosato infine: “Le faccio notare tuttavia che Lei è membro del Consiglio presidenziale sui diritti umani, per cui è evidente che non c’è nessuna discriminazione nei suoi confronti, quantomeno a questo livello”.

Tra i protagonisti di Fairytale – Una fiaba c’è anche Churchill: ne abbiamo parlato qui

La definizione di “agente straniero” è spaventosa

Sokurov ha infine espresso preoccupazione per l’etichetta di “agente straniero” che ormai contraddistingue chiunque a livello pubblico esprima opinioni contrastanti rispetto a quella ufficiale, che si tratti di giornalisti, attivisti o attori culturali. Un’etichetta che porta con sé sempre maggiori restrizioni: la normativa sugli agenti stranieri entrata in vigore nel 2012 ha, da allora, subito innumerevoli modifiche volte deliberatamente sia ad ampliare le categorie di persone fisiche e giuridiche su cui può ricadere la definizione, sia ad accrescere le limitazioni e le sanzioni per chi non dovesse rispettare gli obblighi previsti per gli  “agenti stranieri”.

Ogni settimana controlliamo con ansia chi è divenuto ‘agente straniero’. Sono spaventose queste definizioni, spaventose: vedere miei compatrioti che all’improvviso sono ‘agenti stranieri’. Io capisco che si tratta di una categoria politica. […] A mio avviso è una decisione ingiusta, è una decisione che umilia la persona, il cittadino, non offre la possibilità di evolversi e continuare a esistere.

A queste affermazioni, Putin ha risposto sottolineando di conoscere bene la posizione del regista sul tema ed è quindi ricorso al consueto argomento per controbattergli, ossia che il concetto di “agente straniero” è in realtà stato inventato negli Stati Uniti (si tratta della misura FARA, Foreign Agents Registrations Act, introdotta nel 1938), dove, per altro, ha aggiunto il presidente russo, “si rischia la reclusione, a differenza che da noi. Da noi la cosa principale <che chiediamo> è che si presentino le fonti di finanziamento. Cosa c’è di tanto terribile? A me pare che non ci sia proprio nulla di terribile in questo”.

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Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica, è docente di lingua russa e traduzione presso l’Università di Trieste, si occupa in particolare di cultura tardo-sovietica e contemporanea di lingua russa. È traduttrice, curatrice di collana presso la casa editrice Bottega Errante ed è la presidente di Meridiano 13 APS.