Russia, le bugie dell’ex impero sovietico che avrebbe voluto mangiarsi l’Ucraina, di Massimo Bondi.
Negli ultimi giorni ho letto e commentato scempiaggini inammissibili sulla storia tra Russia e Ucraina.
Gente che ancora parla di 15mila morti esclusivamente russi in Donbas, di accordi non rispettati o fatti saltare a casaccio da questo e da quello.
Mi sono andato a ricercare quattro miei post e li ho messi insieme a qualche data per fare un riassunto degli ultimi 30 anni.
Lettura troppo lunga ma la sequenza è importante perché mostra che il problema non nasce certamente nel 2022 ma neanche nel 2014 come tanti vorrebbero far credere. Diversi impegni erano stati assunti dalla Russia già negli anni Novanta e Duemila, quando Mosca riconosceva formalmente l’Ucraina come Stato sovrano entro le sue frontiere internazionalmente riconosciute.
1992 — Gli accordi successivi alla dissoluzione dell’URSS.
Nel giugno 1992 firmarono a Dagomys un accordo sullo sviluppo delle relazioni giuridiche interstatali. Parallelamente vennero negoziati gli accordi relativi alla divisione dell’eredità militare sovietica, compresa la Flotta del Mar Nero e le armi nucleari presenti sul territorio ucraino.
Un passaggio fondamentale fu il Protocollo di Lisbona del 1992, collegato al Trattato sulla non proliferazione nucleare: l’Ucraina accettò di aderire al TNP come Stato non dotato di armi nucleari e di eliminare dal proprio territorio l’arsenale nucleare sovietico ereditato.
Questo punto è importante perché l’Ucraina non aveva semplicemente deciso di “regalare” le proprie bombe alla Russia: dopo il crollo dell’URSS si trovò sul proprio territorio un enorme arsenale nucleare sovietico e dovette negoziare con Russia, Stati Uniti e altre potenze il suo trasferimento e smantellamento.
E qui col senno del poi fu un errore mortale…
1994 — Memorandum di Budapest
Il 5 dicembre 1994 arrivò il Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza, firmato da Ucraina, Federazione Russa, Stati Uniti e Regno Unito. Il documento è registrato presso le Nazioni Unite.
In cambio, Russia, Stati Uniti e Regno Unito fornirono all’Ucraina assicurazioni politiche di sicurezza.
Tra gli impegni assunti dalla Russia c’erano il rispetto:
dell’indipendenza e della sovranità dell’Ucraina;
– delle frontiere esistenti dell’Ucraina;
– dell’obbligo di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina;
– dell’obbligo di non utilizzare coercizione economica contro l’Ucraina;
– del principio di cercare una soluzione pacifica alle controversie.
TUTTI IMPEGNI DISATTESI DALLA RUSSIA. TUTTI.
Il suo significato politico era enorme: la Russia aveva formalmente riconosciuto la sovranità e le frontiere ucraine proprio nel contesto dell’eliminazione dell’arsenale nucleare sovietico presente in Ucraina.
1997 — Trattato di amicizia tra Russia e Ucraina
Il 31 maggio 1997 Russia e Ucraina firmarono il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato, entrato in vigore nel 1999. Il trattato è registrato presso le Nazioni Unite.
Il documento prevedeva il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale e riconosceva l’inviolabilità delle frontiere esistenti.
Il principio era quindi molto chiaro: Russia e Ucraina si riconoscevano reciprocamente come Stati sovrani e si impegnavano a rispettare le rispettive frontiere.
Nello stesso anno vennero conclusi anche gli accordi relativi alla Flotta russa del Mar Nero, che consentivano alla Russia di mantenere proprie strutture militari in Crimea secondo condizioni concordate con l’Ucraina.
TUTTO POI DISATTESO DALLA RUSSIA.
Questo è un dettaglio importante: la presenza della Flotta russa in Crimea nel 2014 non era di per sé illegale. Era prevista da accordi bilaterali.
Il problema nacque quando le forze russe e la sua flotta navale furono utilizzate per prendersi con la forza e annettersi la Crimea.
FATTO GRAVISSIMO PASSATO SOTTO SILENZIO PER AVERE GAS A BUON PREZZO E SOPRATUTTO SPERANDO CHE PUTIN SI ACCONTENTASSE.
2003 — Il trattato sulla frontiera russo-ucraina
Il 28 gennaio 2003 Russia e Ucraina firmarono il Trattato sulla frontiera di Stato russo-ucraina, entrato in vigore il 23 aprile 2004. Il trattato definiva formalmente la linea della frontiera tra i due Stati e la rappresentava attraverso descrizioni e mappe allegate.
Il testo affermava esplicitamente che la frontiera era la linea che divideva i territori statali di Russia e Ucraina.
Quindi, nel 2003-2004, la Federazione Russa non si limitava a riconoscere genericamente l’esistenza dell’Ucraina: firmava un trattato specifico che definiva la frontiera tra i due Paesi.
Questo rende ancora più significativa la successiva annessione della Crimea e, soprattutto, quella di parti delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson.
ANCHE QUESTO TRATTATO È STATO IGNORATO TOTALMENTE DA PUTIN.
2010 — Gli accordi di Kharkiv sulla Flotta del Mar Nero
C’è da aggiungere che nel 2010 Russia e Ucraina addirittura raggiunsero un nuovo accordo che prorogava la permanenza della Flotta russa del Mar Nero nelle basi in Crimea fino al 2042, in cambio di condizioni economiche favorevoli sul gas.
QUATTRO ANNI DOPO QUESTO ACCORDO PUTIN INVECE SI PRESE TUTTA LA CRIMEA.
La sequenza è quindi significativa: un accordo che prevedeva la presenza della Flotta russa in territorio ucraino fino al 2042 venne considerato dalla Russia superato dopo che la stessa Russia aveva incorporato la Crimea nella Federazione Russa.
2014 — Crimea
Nel febbraio 2014 uomini armati senza insegne riconoscibili (i primi omini verdi) presero il controllo di infrastrutture strategiche in Crimea. La Russia inizialmente negò che si trattasse di proprie truppe; successivamente Putin riconobbe che si trattava di militari russi.
La Russia organizzò quindi il processo politico che portò al referendum del marzo 2014 e all’annessione della Crimea.
Referendum ritenuto nullo da tutte le istituzioni internazionali.
TERRITORIO CHE PER BEN DUE VOLTE PUTIN AVEVA DICHIARATO DELL’UCRAINA CON TANTO DI FIRME.
Poi dal 2022 a oggi ha più volte dichiarato che l’Ucraina non esiste come entità geografica, e addirittura che l’identità ucraina sia un’invenzione artificiale.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 68/262 del 27 marzo 2014, riaffermò l’integrità territoriale dell’Ucraina e dichiarò il referendum in Crimea privo di validità.
NON ESISTE UN SOLO TRATTATO CHE LA RUSSIA NON SI SIA RIMANGIATO.
2014 — Donbas
Parallelamente alla crisi in Crimea iniziò il conflitto armato nel Donbas.
La Russia sostenne per lungo tempo di non essere parte diretta del conflitto. Tuttavia, nel corso del 2014 furono raccolte numerose prove della presenza di personale militare russo e del trasferimento di armi pesanti e mezzi dalla Russia verso quei territori.
Migliaia di uomini delle forze speciali russe (di nuovo i famosi omini verdi) che uccidevono, sparavano e bombardavano un po’ tutti per cacciare gli ucraini e esacerbare gli animi e cercare lo scontro finale
ONU e NATO pubblicarono nell’agosto 2014 immagini satellitari che mostravano unità combattenti russe operare all’interno del territorio ucraino, compresi sistemi di artiglieria pesante.
La NATO riferì inoltre del trasferimento di sistemi avanzati, tra cui difesa antiaerea, artiglieria, carri armati e mezzi corazzati alle forze separatiste.
Anche la missione OSCE documentò negli anni successivi la presenza e il movimento di armamenti pesanti nelle aree controllate dai separatisti e numerose restrizioni all’accesso degli osservatori, soprattutto vicino al confine russo-ucraino.
Quindi è documentato che la Russia ebbe un coinvolgimento militare nel conflitto.
2014-2015 — Gli accordi di Minsk
Nel settembre 2014 furono raggiunti il Protocollo di Minsk e successivamente il Memorandum del 19 settembre.
Nel febbraio 2015 arrivò il Minsk II.
Il Consiglio di sicurezza dell’ONU lo incorporò nella risoluzione 2202, adottata all’unanimità, e chiese a tutte le parti di attuarlo pienamente.
Minsk II prevedeva, tra le altre cose:
– cessate il fuoco completo;
– ritiro delle armi pesanti;
– monitoraggio dell’OSCE;
– ritiro di tutte le formazioni armate straniere, equipaggiamenti militari e mercenari dal territorio ucraino;
– disarmo dei gruppi illegali;
– scambio dei prigionieri;
– processo politico e riforme costituzionali ucraine;
– successivo ripristino del pieno controllo del confine da parte del governo ucraino.
Anche questi punti furono completamente disattesi dalla Russia e in questo caso in parte anche dall’Ucraina.
Comunque detto questo pur sempre con la presenza di battaglioni e forze speciali russe sul terreno gli scontri furono meno intensi così come le vittime civili che da entrambe le parti si attestarono a livelli bassissimi, intorno a 20/25 l’anno.
2022 — L’invasione su larga scala.
E siamo ai giorni nostri con la ipocrita “operazione speciale militare” che malgrado nel Donbass la situazione fosse relativamente calma e la NATO per ben due volte avesse RIFIUTATO FORMALMENTE PER SCRITTO l’adesione dell’Ucraina (e della Georgia) alla sua organizzazione, alla quale è bene ricordarlo si accede solo all’unanimità. Rifiuto al quale si opposero anche Francia e Germania che negarono l’ingresso proprio per non inasprire e far degenerare i rapporti con la Russia. (tutto protocollato). Tutto inutile…
post du Massimo Bondi
