Shervin Haravi: il governo iraniano sta utilizzando scuole ed ospedali come centri militari.

Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno aperto una fase critica per la Repubblica Islamica: mentre una parte della popolazione vede l’operazione come un colpo al regime degli ayatollah, il Paese resta diviso tra speranze di cambiamento, timori di guerra e il rischio di una nuova escalation regionale.

Negli ultimi giorni il Medio Oriente è entrato in una nuova fase di tensione dopo i bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in Iran. L’avvocata e attivista per i diritti umani Shervin Haravi, di origine iraniana, analizza nel video la situazione interna al Paese e il possibile impatto politico di questi eventi.

Haravi afferma inoltre che il governo iraniano utilizzerebbe infrastrutture civili, come scuole e ospedali, per scopi militari. Se confermate, tali pratiche rappresenterebbero una grave violazione dei principi del diritto internazionale umanitario, che prevede la protezione delle strutture civili durante i conflitti.

Un regime sempre più fragile

Secondo Haravi, la Repubblica Islamica attraversa una fase di forte indebolimento.
Negli ultimi anni l’Iran è stato attraversato da proteste diffuse contro il regime degli ayatollah, alimentate da repressione politica, crisi economica e limitazioni delle libertà civili.

Molti cittadini, soprattutto giovani e donne, non si identificano più con il sistema politico instaurato dopo la rivoluzione del 1979. Le proteste del 2025-2026 e le tensioni interne hanno mostrato una crescente frattura tra società civile e potere religioso.

Reazioni contrastanti della popolazione

Una delle tesi centrali dell’analisi è che una parte della popolazione iraniana non considera gli attacchi come un’aggressione contro il popolo, ma piuttosto come un colpo al regime.

In alcuni casi sono circolati video e testimonianze di cittadini che hanno accolto con favore i raid, sperando possano accelerare la caduta del governo teocratico.

Tuttavia il quadro è tutt’altro che uniforme:

  • una parte della popolazione teme il caos e una possibile guerra su larga scala;
  • gruppi fedeli al regime hanno organizzato manifestazioni di sostegno al governo;
  • molti iraniani sono semplicemente preoccupati per la sicurezza e la stabilità del Paese.

Il rischio di un’escalation regionale

Haravi sottolinea che la situazione rimane estremamente delicata. Gli attacchi potrebbero avere due effetti opposti:

  1. accelerare il crollo del regime, se le proteste interne riprendessero con forza;
  2. rafforzare il potere degli ayatollah, che potrebbero sfruttare il conflitto per compattare la popolazione contro un nemico esterno.

Inoltre il conflitto rischia di allargarsi coinvolgendo altri Paesi del Medio Oriente, con conseguenze geopolitiche difficili da prevedere.

Il futuro dell’Iran

Secondo l’analisi proposta nel video, il destino dell’Iran dipenderà soprattutto da fattori interni:

  • la capacità dell’opposizione di organizzarsi,
  • il comportamento delle forze armate e di sicurezza,
  • il sostegno internazionale ai movimenti democratici.

Per molti osservatori la crisi attuale potrebbe rappresentare un momento di svolta storica, ma il percorso verso un eventuale cambiamento politico rimane incerto e potenzialmente molto instabile.