L’antifascismo del sardista di Cabras Dario Porcheddu

PER IL 25 APRILE IL RICORDO DEL SARDISTA DARIO PORCHEDDU.

Direttamente e letteralmente tratto dal profilo di Mario Carboni, ideologo e studioso del sardismo.


Per i 100 anni dalla fondazione del Partdu sardu-Partito sardo d’azione, per iniziativa di tanti sardisti vengono ricordati episodi storici e personaggi di rilievo che ne hanno illustrato la vita durante questo lungo e per certi versi terribile secolo di vita..
A volte i ricordi sono scritti magistralmente, ripescando episodi e personaggi che riacquistano vita e valore venendo incontro ai desideri di conoscenza di militanti, simpatizzanti ed anche dei non pochi sardi che semplicemente vogliono sapere di più sulla storia di Sardegna e delle persone che l’hanno in qualche modo onorata durante la loro vita con scritti ed opere al solo scopo di perseguire il desiderio di libertà e di giustizia sociale insito nella nostra identità natzionale.
Caratteristica del primo sardismo è stata la lotta per l’Autonomia e il federalismo conseguentemente contro il fascismo, importato dall’esterno, estraneo e colonizzante al massimo grado, carico di violenza e con intenti di cancellazione dell’identità dei sardi ad iniziare dalla nostra lingua, e cultura e con la contraffazione della nostra storia cancellare radicalmente dalle scuole e dall’Università.
Non pochi furono i martiri, caduti nella Resistenza che in Sardegna iniziò immediatamente dalla fondazione il 17 aprile 1921 con le camicie grigie sardiste ed i ciclisti di Monserrato, con l’assassinio di Efisio Melis trafitto con un gagliardetto fascista e con il figlioletto fra le braccia e che continuò durante il ventennio anche all‘estero e dall‘estero con Giustizia e Libertà e soprattutto dopo il 25 luglio 1943 nella Penisola e nelle parti d’Europa occupate dai nazisti e dai repubblichini fascisti dopo la caduta del regime con l’impegno nelle formazioni partigiane e nei reparti militari ricostituiti per combattere a fianco degli Alleati.
Furono circa oltre settemila i sardi censiti come combattenti e moltissimi i caduti e giustiziati con percentuali superiori alle medie relative alle altre origini regionali e tanti furono i sardisti soprattutto nelle formazioni di Giustizia e Libertà e fra i militari.
Uno di questi, dimenticato ormai anche dai sardisti e che intendo ricordare soprattutto ai tanti giovani che stanno aderendo al sardismo fu Dario Porcheddu ( Cabras 1922/Cagliari 2009) un sardista di sicura fede e testimonianza che merita di essere ricordato oggi 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Giovanissimo, a vent’anni, in piena guerra venne arruolato nella Guardia di Finanza ed inviato in Jugoslavia, dove prestò servizio in varie località dalla Serbia al Montenegro , imparando anche la lingua locale che gli permise di avere dei rapporti ottimi con la popolazione malgrado la durissima lotta portata avanti dai partigiani locali e le crudeli repressioni nazifasciste.
Alla caduta del fascismo i finanzieri in massima parte non accettarono le condizioni dei nazifascisti e combattendo anche contro le truppe etniche jugoslave che li fiancheggiavano si unirono ai partigiani jugoslavi.
Dario Porcheddu combattè sino al 1945 rientrando in Sardegna nel 1946.
Durante la durissima esperienza partigiana subì anche una fucilazione collettiva dalla quale miracolosamente sopravvisse e che poi raccontò in uno dei suoi libri intitolato “ Ho baciato a morte” che si aggiunse agli altri “ Sos sardos in sa resistentzia” ,” l’8 settembre 1943” ed alle altre pubblicazioni, articoli di giornale, interviste e conferenze nelle scuole, con cui la sua testimonianza fu viva per non perdere il ricordo di quegli anni terribili e soprattutto per non dimenticare, dal punto di vista di sardista e autonomista il contributo di opere e sangue versato dai sardi per la libertà.
Il suo merito maggiore fu la fondazione della prima associazione unitaria che raccoglieva partigiani, ex combattenti ed ex prigionieri sardi che parteciparono alla guerra di Liberazione in Italia e all’estero.
Si impegnò nel loro censimento, raggiungendoli spesso ad uno ad uno nei loro paesi e intrattenendo rapporti epistolari con chi era rimasto fuori dalla Sardegna e cercando di scoprire, raccontare o riassumere episodi importanti e più minuti di quella lotta eroica e soprattutto conservando la memoria dei tanti caduti in combattimento o nelle repressioni e omicidi compiuti dai nazifascisti.
L’UAPS l’Unione Autonoma dei Partigiani Sardi, già nel suo nome si inseriva nel filone culturale, ideale e politico autonomista che in quegli anni sperava che l’unità dei sardi potesse finalmente restituire l’autogoverno, la libertà, il federalismo e il benessere al nostro popolo dopo tanti anni di colonialismo e soprattutto dopo il ventennio fascista che oltre a cancellare tutte le libertà, a seguito di una insensata politica militarista, aggressiva e razzista sfociata nella Shoah a fianco dei tedeschi e giapponesi portò alla seconda guerra mondiale che aveva trasformato il mondo in un mare di macerie e di morte.
Dario Porchedu è stato per decenni il Presidente dell’UAPS e senz’altro il principale e credibile rappresentante della partecipazione dei sardi alla Resistenza in forza non solo della sua specchiata testimonianza di vita e di resistente ma anche per la sua vitalità e totale assenza di elementi divisivi che purtroppo in seguito emersero con la nascita di altre organizzazioni di ex partigiani più per esigenze eterodirette di partito che di effettiva necessità unitaria di rappresentatività unitaria e autonomistica.
Dopo la sua morte l’attività dell’UAPS, alla quale sono iscritto, è continuata con la Presidenza di Franco Boi che la esercita secondo lo spirito iniziale di Dario Porcheddu.
Non sarebbe male ripubblicare i suoi libri ed in particolare oltre alla sua autobiografia il “ Sos sardos in sa Resistentzia” scritto a testimonianza del suo grande amore per la lingua sarda che si concretizzò anche con un concorso letterario in lingua sarda nelle due edizioni del 1991 e 1992.
Rinverdire il ricordo del partigiano sardista Dario Porcheddu sarebbe opportuno dedicandogli qualche nuova Sezione sardista, una Via o una Piazza nei Comuni della Sardegna ad iniziare da Cagliari e soprattutto da Cabras suo paese natale per onorare un così illustre suo cittadino.