Mario Carboni, La legge elettorale ci ha privato del simbolo ma il Psd’Az c’é.

AI SARDISTI NELL’ULTIMA SETTIMANA DI CAMPAGNA ELETTORALE


Amici sardisti, oltre alle legittime critiche di chi la pensa diversamente o perché schierato in altre alleanze che si confrontano e si scontrano anche con i guantoni da boxe come avviene in elezioni democratiche nelle quali ci si gioca il potere politico e di governo é in corso una squallida campagna di odio nei riguardi del nostro partito, il glorioso PSd’Az-Partidu sardu.
Le motivazioni di questa sardistifobia risiedono alla loro radice proprio nel nome del nostro partito che é tutto un programma e marchio della nostra identità indipendentista e federalista riformista.
Accade perché il brand sardista ricorda che per la prima volta nella storia millenaria della Sardegna ed in particolare in epoca moderna i sardi hanno osato creare l’impensabile, ciò che era ritenuto impossibile da realizzare da parte di un popolo ritenuto a torto diviso e senza coscienza di sé stesso: cioè lo strumento politico per la liberazione della Sardegna dal colonialismo e per l’autogoverno democratico cioè il PSdAz.
La nostra sigla che contiene tutto un programma fu illustrata ancora prima della sua fondazione ai reduci della Grande guerra da Camillo Bellieni che spiegò loro perché fosse necessario che fosse indispensabile creare un Partito e non altro; perché dovesse votarsi all’Azione e perché dovesse chiamarsi Sardo.
I reduci, che erano stati il Popolo sardo in armi, composto in massima parte da contadini e pastori, artigiani, operai e giovani della piccola borghesia sarda e da proletari delle grandi città, erano in massima parte analfabeti e parlavano sardo. Quasi mai indicavano questo nostro, questo loro partito come PSdAz, come facevano i loro giovanissimi amati dirigenti più istruiti che erano stati i loro ufficiali nelle trincee e negli assalti all’arma bianca, scoprendo di essere sardi di un’unica Natzione nella propria Patria. Non la nazione italiana, per la quale tuttavia come truppe coloniali quasi di colore era stato richiesto un sacrificio enorme di vite in una guerra della quale stentavano a capirne il motivo.
Nella guerra scoprirono la loro vera patria ma proprio quella sarda e che voleva, doveva, liberarsi al ritorno in patria con la parola d’ordine allora rivoluzionaria dell’Autonomia, La patria sarda era stata naturalmente riconosciuta miracolosamente nel sangue versato in guerra e non quella italiana della quale non conoscevano neppure la lingua.
Chiamavano tutti semplicemente il loro partito dei quattro mori SU PARTIDU SARDU.
Quindi, va da sé, che in cento anni di vita, il nostro partito oltre ad una storia illustrata da pensieri, idee e fatti gloriosi, sconfitte e vittorie, abbia potuto anche commettere errori, scelte sbagliate, non aver completamente adempiuto ai compiti politici affermati e a volte sbandierati invano.
Anche scelte recenti, potrebbero essere non completamente giuste e condivisibili e comunque sono legittimamente criticabili anche con forza salvo essere ben motivate ed argomentate.
Ma tutto questo non spiega, non chiarisce, non permette di capire le ragioni dell’odio sottinteso e sempre più esplicito che viene diffuso ad arte, come fosse frutto di una strategia di comunicazione particolarmente dedicata al PSdAz e ai suoi candidati e dirigenti man mano che di avvicina il giorno delle elezioni e la competizione diviene al calor bianco per aumentare il consenso e farlo diminuire ai competitori facendoli passare da avversari a nemici.
I messaggi, commenti e altro raggiungono vette di insulti di ogni genere, soprattutto nei social, nei riguardi del Segretario nazionale del PSd’Az e Presidente della Sardegna eletto col voto popolare diretto .
E il motivo principale politico Checco somma a frustrazioni e vere e proprie patologie psichiatriche da autocolonizzati é uno solo , chiarissimo e sempre quello che in cento anni ha costantemente scatenato i nemici più accaniti del sardismo accomunati di partiti ora scomparsi pur essendo fra loro avversari, dall’essere centralisti e nazionalisti italiani e di mentalità illiberale e totalitaria, nell’odio per il sardismo appunto perché SARDU.
Oggi il PSd’Az é schierato nell’alleanza di centrodestra e in Sardegna la caratterizza per questo in una maniera particolare e specifica e soprattutto anticipa, salvo eventi imprevisti sempre possibili in politica, la vittoria alle prossime elezioni regionali e la continuità della trazione sardista al governo dell’isola in una fase che se verranno rispettati i patti programmatici elettorali sintetizzati nei 5 punti sardisti, vedrà importanti realizzazioni federalistiche e modifiche statutarie in tal senso.
L’odio sale poi di tono con un’insistenza paranoica e monotematica per l’alleanza privilegiata con la Lega con la quale per motivazioni legate alla legge elettorale i nostri candidati condividono il loro simbolo.
Non é la prima volta che accade e sempre per motivi di forza maggior e legittima opportunità politica scelta, come quando Michele Columbu fu eletto senatore col simbolo della falce e martello comunista.
Il centrosinistra, orfano dei mastruccati loro alleati come succedanei del sardismo, asfaltati e scomparsi nelle ultime elezioni, come pure sono stati ridotti al nulla le formazioni cosiddette indipendentiche di matrice d’estrema sinistra italiana, usa le loro scorie politiche come sicari nella loro campagna di odio al sardismo ed in particolare nei social .
Sentono la sconfitta come noi sentiamo la vittoria e la sentiamo con coscienza di sapere che sarà una grande vittoria politica del sardismo anche se abbiamo molto dovuto sacrificare ed accettare a causa di una legge elettorale sbagliata ed ingiusta verso i sardi e i sardisti.
Per questo continuiamo in questa ultima settimana di campagna elettorale ad esprimere a testa alta le nostre idee, a sostenere i nostri candidati e la coalizione della quale legittimamente, per giuste ragioni e nel rispetto dei patti facciamo parte.
Fortza paris