Locuste di Sardegna, contro una piaga biblica un piano strutturato

Articolo di Mario Carboni

(LOCUSTE DI SARDEGNA: CONTRO UNA PIAGA BIBLICA PANNICELLI CALDI)


Ora stanno per volare a miliardi e sarà un disastro dicono pastori e agricoltori che da anni subiscono la voracità delle cavallette.
Criticare chi si sta impegnando perché non accada è come sparare sulla Croce Rossa.
Troppo facile.
Si tratta di prendere atto che si tratta di una calamità diciamo identitaria che fa sembrare la Sardegna una regione del quarto mondo e non Europa.
Calamità identitaria come per secoli è stata la malaria, diffusa anche allora da un insetto.
Per debellarla è stata necessaria una gigantesca operazione scientifica e soprattutto logistica messa in piedi dalla Fondazione Rockefeller, cioè dagli americani, nel secondo dopoguerra.
Analoga operazione va organizzata contro le locuste affinché non appaiano più in Sardegna e rimangano un brutto ricordo del tempo che fu.
Ormai è tardi per metterla in piedi operativamente, ma si può fare cosa utile e senza indugio iniziando ad organizzarla affinché già dall’autinno e dall’anno prossimo possa operare con un progetto probabilmente pluriennale.
Cosa fare?
Prima di tutto già da adesso considerare la calamità naturale endemica e non eccezionale e nell’emergenza nominare un Commissario con poteri straordinari che affronti le attuali nuvole di locuste sino a quando moriranno tutte per gli interventi in corso e soprattutto per l’arrivo del freddo e per il compimento del ciclo biologico che prevede che seminino le loro uova nel terreno affinché nella primavera prossima riemergano alla luce in maniera esponenziale miliardi di altre locuste.
Predisporre il piano pluriennale di eradicamento delle locuste dalla Sardegna con adeguati fondi e con metodologie tradizionali e soprattutto innovative, costituendo una Authority apposita con l’apporto di nostre energie ma anche internazionali che già dall’autunno inizi la lotta contro le locuste nei terreni dove si sono insediate le uova e proseguendo in seguito quando si dischiuderanno e darano vita alle locuste dipende solo da volotà politica.
Sarà necessario unPiano almeno triennale con risorse, mezzi e uomini che operino come un esercito e in tutte le stagioni proprio come fu fatto contro la zanzara anofele.
Non è che sia diventato all’improvviso esperto di locuste ma qualcosa lo ho appreso dagli esperti israeliani che nel giugno del 2022 l’Associazione Chenàbura ha collaborato a far venire in Sardegna offrendo la propria esperienza e metodi innovativi e tecnologici basati sull’intelligenza artificiale, droni appositi, lavoro di prevenzione e di sterminio prevalentemente notturno per eliminare le locuste mentre dormono ed altro ancora.
Ovviamente avevano espresso la necessità di mettere in piedi un apparato logistico non improvvisato ma all’altezza del compito storico di eradicamento del fenomeno facendo presente che al contrario l’invasione di locuste si sarebbe moltiplicato anno per anno esponenzialmente.
Per questi esperti, accompagnati dall’allora Ambasciatore d’Israele e che poi hanno ilustrato pubblicamente la questione e lo stato dell’arte in un convegno sull’agricoltura 5.0 che l’Associazione Chenàbura che presiedo assieme a Confagricoltura ha organizzato a Cagliari, tanti salamelecchi e strette di mano ma poi i burocrati, sembra e sarebbe gravissimo contro la volontà e gli auspici del Presidente Solinas, hanno fatto di testa loro e nessun suggerimento è stato accolto e il risultato è agli occhi di tutti.
Non sono in grado di censurare o criticare le misure che sono state prese e che sono in corso d’opera attualmente, magari sono anche giuste, ma certamente non fanno parte di un Grande Piano volto al futuro e che appuno come per la malaria e le zanzare deve essere approntato.
Si dice che i danni delle cavallette ammontino a 20/30 milioni. Credo che il danno sia ancora maggiore dato che mentre cerchiamo di dare un’immagine della Sardegna moderna ed attraente, pulita, verde e salubre, e non penso solo al turismo, appare con l’invasione annuale delle locuste come una regione arretrata, sporca, malata e fuori dall’Europa, quasi ( e non me ne vogliano gli Etiopi che di cavallete la sanno lunga) eticpica tanto da scoraggiare turisti, investitori in ogni settore con danni enormi finanziariamente e d’mmagine e soprattutto demoralizzare noi sardi che ci rendiamo conto di essere peggio di una colonia africana del secolo scorso.