Il Presidente Solinas: una proposta federalista per l’Italia su inziativa delle istituzioni sarde

In questi giorni sono stato sollecitato a leggere un contributo importante di Salvatore Cubeddu di fondazionesardinia a proposito dei temi legati all’autodeterminazione della Sardegna. Ringrazio Cubeddu e l’attento Adriano Bomboi che me lo ha segnalato, anche perché forse alcuni contenuti non erano propriamente conosciuti nemmeno dai tanti milintanti del Psd’Az ed a questo vorrei porre rimedio per la passione che ho per l’argomento. Cito direttamente il contenuto riportato da Salvatore Cubeddu (fonte: fondazionessardinia.eu)

La parte istituzionale della DICHIARAZIONE PROGRAMMATICA del Presidente Solinas, svolta nella seduta regionale dell’8 maggio 2019 è molto vasta (ma non completa) e merita che il lettore vi si soffermi con attenzione consultando gli allegati. A un certo punto la vastità del tema consiglia al Presidente di lasciare alla documentazione scritta quanto ritenuto importante ma che lascia alla sola documentazione scritta. Lo annuncia nei seguenti termini:

UNA PROPOSTA FEDERALISTA PER L’ITALIA SU INIZIATIVA DELLE ISTITUZIONI SARDE.La lingua e la storia fondano con la cultura la nostra identità di popolo nei confronti dell’Italia, dell’Europa e del contesto internazionale. Secondo il nostro carattere particolare intendiamo ricostruire un’identità economica, rivisitare l’identità  comunitaria della nostra società, dei nostri territori, delle istituzioni.

Tre Regioni del Nord Italia – il Veneto, la Lombardia, l’Emilia Romagna – si pongono in termini nuovi e contrattuali con lo Stato italiano mettendo in allarme le restanti istituzioni regionali. Noi, questo Consiglio regionale insieme alla Giunta, dobbiamo riprendere in mano la questione sarda ancora non risolta nei suoi termini storici. In questa sede e nell’occasione iniziale del mandato, chiedo a questo Consiglio di fare propria un’iniziativa della Giunta per riunire in Sardegna i rappresentanti delle Regioni del Continente italiano in vista di un confronto approfondito ed operativo sull’ipotesi federale di mutamento dell’istituzioni statali italiane. Già cento anni fa il Partito Sardo d’Azione cercò la soluzione alla crisi sarda, insieme con le proposte economiche della zona franca e del cooperativismo nell’economia agricola, con la proposta di ricostruzione delle istituzioni italiane attraverso un percorso federalistico. L’autorevolezza dei Sardi consenti l’attivazione di partiti regionalisti in altre regioni del Continente prima che lo Stato italiano si avviasse nella direzione del fascismo.

La Presidenza della Regione nelle figure del Presidente della Giunta e del Presidente del Consiglio, con i relativi assessorati e le commissioni consiliari,  si attiveranno per riunire in tempi congrui ma non lontani, in separate iniziative, sia i rappresentanti delle Regioni italiani e sia i leAder europei dei ‘Popoli senza stato’ che tengono aperti i loro cahier nei confronti dell’Unione Europea.

A tutti presenteremo le proposte che ci riguardano proponendo un metodo e dei comuni percorsi di approfondimento, di scambio e di soluzione delle rispettive questioni.

Nel frattempo diventa urgente la ridefinizione degli elementi caratterizzanti la questione sarda nei ruoli funzionali (servizi e servitù) svolti dal nostro territorio a favore dello Stato e delle comunità del Continente e nelle risorse e nei diritti negati nella lunga fase storica dell’Autonomia speciale, limitata ed intermittente. Non vi è dubbio, infatti, che la premessa di una nostra partecipazione ad un’Italia federale comporti la risoluzione dei fattori di dipendenza e/o di abbandono sperimentati nella continuità dei rapporti con l’Italia.

LE NUOVE ISTITUZIONI.Lo Statuto dell’Autonomia della Sardegna e le presenti istituzioni hanno varcato i settant’anni. La nostra Eleonora d’Arborea introduceva il suo aggiornamento di una rinnovata Carta de Logu per la ragione che di anni ne erano trascorsi appena sedici.

Il nostro presente è l’esito di complessi processi decisionali interni ed esterni alla nostra società durati perlomeno settanta anni. Qual’ è l’arco temporale in cui dovremmo proiettare le scelte dell’oggi? Dobbiamo lasciarci indietro i ritardi ed incamminarci nelle riforme istituzionali che abbiano l’ambizione di una rinnovata strumentazione del governare e nel contempo si proiettino in un futuro di numerosi decenni attraverso la proposizione di un’idea di Sardegna capace di stimolare l’intelligenza dei cittadini ed animare la passione del nostro popolo, ad iniziare dalle generazioni più giovani.

Sarà, credo, la mission di questo Consiglio Regionale recuperare il meglio delle elaborazioni degli anni trascorsi, vagliarle con il sussidio degli esperti, riproporle agli organismi istituzionalmente più vicini al nostro Popolo.

Lo Statuto definisce il percorso di ogni mutamento costituzionale ed affida a questo Consiglio il diritto di procedere, elaborare nuove proposte e definire i relativi provvedimenti. Questa sua responsabilità ed i diritti già sanciti non impedirebbero però  il suo rafforzamento nei confronti del Parlamento italiano attraverso  uno speciale pronunciamento popolare che preveda un passaggio referendario successivo ad un’assemblea costituente votata allo scopo. Soprattutto ne risulterebbe rafforzato il segno e la caratura del nuovo inizio delle nostre istituzioni.

Queste le considerazioni svolte dal Presidente della Giunta regionale sardista che mi sembrano inequivocabili e totalmente in linea con il lavoro che molti di noi carcano di portare avanti da diversi anni, come ad esempio il nostro progetto Sardegna Stato Federale.