Puigdemond, Scampoli d’ordinario antisardismo, di Mario Carboni

SCAMPOLI D’ORDINARIO ANTISARDISMO,
Nel quotidiano sassarese è apparsa un’opinione sulla vicenda Puigdemont che platealmente prende di mira Christian Solinas come Presidente della Sardegna e come Segretario nazionale sardista.
Vi si chiede a che titolo, se come Presidente o come Segretario sia andato senza indugio a trovare Puigdemont nel carcere di Bancali accompagnandolo poi all’esterno alla sua liberazione.
È evidentemente inconcepibile e storicamente sconosciuto all’estensore del testo che Solinas sia andato immediatamente e lasciando ogni altra occupazione e considerazione molto semplicemente e in forza della sua complessiva rappresentanza politica a portare amicizia, sostegno e umana solidarietà ad “ un fratello di Catalogna” come affermato dal grande sardista Luigi Battista Puggioni in un famosissimo e commovente articolo sul quotidiano sardista “Il Solco” del 24 marzo 1922 a neppure un anno dalla fondazione del PSdAz, ingiustamente arrestato e perseguitato politico.
Nell’opinione che gronda ordinaria confusione politica e viscido odio per il sardismo di un orfano del comunismo in fondo in fondo campeggia l’accusa di separatismo di mussoliniana memoria sia per il federalismo sardista che ha 100 anni che per quello leghista che ormai di anni di suo ne ha parecchi.
Il federalismo di questi due partiti pur articolato con diverse sensibilità dipendenti da evidenti differenti fattori geopolitici è sconosciuto a Fois. Credo anche che in assoluto non sappia neppure cosa sia il federalismo in generale all’interno di specifici progetti e percorsi di autodecisione in Europa compreso quello peculiare catalano .Sono processi che se attualmente chiudendo dolorose esperienze del passato hanno scelto radicalmente la via elettorale, pacifica e non violenta sono al presente obbligatori e richiedono ,sempre mantenendo la stella cometa dell’Indipendenza e la rispettiva richiesta del diritto alla costituzione della Stato natzionale come componente di un’Europa federale, necessitano lunghi e complessi percorsi tattici e negoziazioni non facili per modificare la realtà istituzionale dello Stato del quale si fa parte essendone cittadini ma di nazionalità specifica e diversa come è per quella sarda rispetto all’italiana e alle altre minoranze nazionali e linguistiche che la compongono.
I Sardisti sono stati anti segnano di quest’azione politica fin da quando alla Marcia su Roma dopo il tradimento del Re che nominò capo del Governo Mussolini, decisero di sospendere la ormai decisa insurrezione, l’occupazione delle caserme, la distribuzione delle armi alle migliaia di reduci della Grande Guerra, ufficiali, sottufficiali e soldati pronti a battersi come popolo in armi.
Sapevano che un grave versamento di sangue di un popolo intero avrebbe aperto un’immane e infinita tragedia e in condizioni sfavorevoli mettendo a rischio di pulizia etnica la Sardegna e col rischio di cancellare l’idea stessa di autonomia e autodeterminazione come era pensata allora.
Si scelse la Resistenza passiva in Patria, quella attiva nella emigrazione politica, in Spagna ed in Italia, la lotta armata soprattutto nelle formazioni di Giustizia e Libertà contro il nazifascismo sino alla Liberazione e la Repubblica.
Da allora il sardismo ha seguito, mentre in Europa e in particolare in Irlanda e Spagna si sviluppava la lotta armata e il terrorismo nelle nazionalità senza Stato pagato a carissimo prezzo la propria via non violenta all’auto decisione natzionale pur non lesinando simpatie e solidarietà per chi era costretto ad agire diversamente e su libera scelta.
Nelle rispettive realtà e nel quadro della nostra medesima entità statale
ogni partito che rappresenta delle autonomie linguistiche e speciali come il PSdAz e autonomie ordinarie territoriali come la Lega, seguono percorsi diversi. La Lega , ma questo Fois non lo sa ma se così non fosse sarebbe anche in malafede, ha vinto ben tre referendum popolari sull’Autonomia differenziata secondo il Titolo V della Costituzione e i Presidenti Leghisti delle più importanti Regioni del Nord attendono che l’accordo d’attuazione firmato col Governo nella passata legislatura venga applicato.
Quindi il malato richiamo di Fois all’unità nazionale, che poi più chiaramente andrebbe definita come unità dello Stato italiano o meglio ancora della Repubblica italiana, suona falso e intimidatorio a tutto vantaggio dei più retrivi nazionalisti e centralisti italiani.
Questi, come nel caso del fermo di Piugdemont lanciano il sasso e nascondono la mano.
Usano però la penna di un sardo come quando fecero fucilare il martire Schirru per accreditare e certificare il loro parere da un indigeno, da un plotone di isolani appositamente messo assieme per lanciare un abbietto segnale, anche ai sardisti che allora irriducibili antifascisti e repubblicani resistevano in Sardegna e nell’esilio e resistettero in seguito anche nella Resistenza con centinaio di caduti contro il nazifascismo.
Questo per ricordare che la Repubblica é stata costruita e bagnata dal proprio sangue non di un generalista sardismo ma proprio dal PSdAz.
Il PSdAz come è noto non riuscì nell’intento di ottenere una Repubblica federale e neppure lo Statuto statuale e col massimo di sovranità proposto allora concepibile, ma ottenne sia per sè che per il resto del Regno d’Italia la Repubblica delle Autonomie nella Costituzione contestuale alla cancellazione dello Statuto albertino, compresi i meccanismi interni per modificarla.
Sono meccanismi farraginosi e leonini ma che possono essere utilizzati anche in coincidenza di favorevoli passaggi storici e politici.
Uno di questi fu l’irrompere della Lega nella politica italiana come portabandiera del federalismo di Miglio.
Tanto forte fu quella spinta sostenuta dalla parte nordista trainante del sistema Italia che proprio il Governo del comunista D’Alema e la sua maggioranza modificarono per evitare un vero federalismo concedendo qualcosa la Costituzione col titolo V oggi in vigore.
Ricordo che l’operazione centralistissima e reazionaria di Renzi a capo degli eredi del PCI tesa a cancellarlo e snaturarlo in senso antiautonomista ed autoritario fu solennemente battuta nel referendum popolare.
É evidente, in una situazione politica complessa e con evoluzioni imprevedibili, che forse si potrà aprire una finestra di possibilità per procedere verso il federalismo all’italiana, che non prevede settimane rosse, prese di Palazzi d’inverno, separazioni violente ma neppure Marce su Roma e che noi sardisti prefiguriamo da anni compiutamente con l’obbiettivo di un Nuovo Statuto di Sovranità nazionale per la Sardegna in un quadro federale anche a geometria variabile .
Lo Statuto o Carta de Logu noa, per la quale é presente la proposta teorica é accertato in linea di principio a mio parere dalla maggioranza dei sardi e a favore del quale potrebbe valutarsi il ricorso al Referendum consultivo regionale, sia in toto che su parti sostanziali e qualificanti atte a far passi in avanti quali la lingua sarda, il massimo di sovranità fiscale e la competenza primaria sui trasporti esterni.
In questo quadro, salvo involuzioni centralistische della Lega a causa delle sue necessarie alleanze nel centrodestra italiano per puntare a una vittoria nelle prossime elezioni parlamentari, il PSdAz trova conferma della positività dell’alleanza programmatica che ha portato alla Presidenza Christian Solinas, sardista, e all’opposizione la sinistra italiana.
Ed è questo il vero dolore di denti di Fois che sardo o meno, scrittore o opinionista più o meno condivisibile nelle sue pur rispettabili elucubrazioni, affetto da sardismofobia cronica, quando l’orchestrina rossa chiama prende il suo posto suonando l’ottone più pesante.